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Mariano Gálvez

José Felipe Mariano Gálvez (Città del Guatemala, 1790[1]Città del Messico, 29 marzo 1862) è stato un politico guatemalteco. Fu eletto Capo di Stato del Guatemala, all’epoca parte della Repubblica Federale del Centro America, nell’agosto del 1831. Di tendenze liberali, governò durante un’epidemia di colera e fu avversario dei conservatori, fra cui gli ordini religiosi della Chiesa cattolica e gli aristocratici di Città del Guatemala. Firmò il trattato con cui cedette il Belize all’Inghilterra. Fu costretto alle dimissioni nel 1838.

Mariano Gálvez

Capo di Stato del Guatemala
Durata mandato agosto 1831 
1835
Predecessore Gregorio Márquez
Successore

Durata mandato 1836 
31 gennaio 1838
Predecessore
Successore Pedro José Valenzuela

Dati generali
Partito politico liberale
Università Universidad de San Carlos de Guatemala

Si impegnò nell’istituzione di scuole di stato, nella soppressione di feste religiose, nella fondazione del Museo Nazionale. Promosse il codice di Livingston — tradotto in spagnolo dal liberale José Francisco Barrundia y Cepeda — che stabiliva il sistema penitenziario nazionale e la giuria popolare nei tribunali. Introdusse la legge del divorzio in Guatemala. Tutte queste repentine novità non furono accolte bene dal popolo guatemalteco, in parte perché introdotte senza alcuna gradualità in parte perché erano state trasferite di peso dagli Stati Uniti, il cui contesto sociale era radicalmente diverso.

. . . Mariano Gálvez . . .

L’origine di Gálvez è ignota, perché da trovatello fu abbandonato in un cesto davanti alla casa del sacerdote Toribio Carvajal, che lo portò nell’agiata famiglia di donna Gertrudis de Gálvez, che lo adottò, gli diede il proprio cognome e lo fece studiare. Si calcola che possa essere nato dal 29 agosto 1790 al 26 maggio 1794, ma non è possibile risalire alla data esatta. Studiò dapprima al Colegio San José de los Infantes e poi compì gli studi universitari alla Real y Pontifica Universidad de San Carlos Borromeo, presso cui si laureò il 16 dicembre 1819. Il suo nome incominciò a circolare negli ambienti politici prima della firma della dichiarazione di indipendenza del 15 settembre 1821.

Durante i primi anni dell’indipendenza, Gálvez fu vicino al Partito Conservatore, e fu persino uno degli entusiasti sostenitori dell’annessione del Centro America al Messico. Ma in seguito si unì ai liberali e ne divenne un esponente di spicco. Manuel José Arce, invidioso di Gálvez, tentò di inviarlo in missioni diplomatiche all’estero, ma Gálvez riuscì sempre a evitare questa forma di esilio.[2]

All’epoca si contendevano il potere due partiti, Conservatore e Liberale. Il primo aveva come riferimento i commercianti meticci di antica data, che durante il periodo coloniale si erano dedicati al commercio con la Spagna, risiedevano per lo più a Città del Guatemala ed erano invisi agli agricoltori, poiché potevano fissare il prezzo dei prodotti agricoli e gli ordini religiosi, fra i quali i principali erano i domenicani, i mercedari e i francescani.[3][4] Il secondo aveva come riferimento contadini meticci di antica data, che possedevano latifondi a Totonicapán, Quetzaltenango, Huehuetenango e negli attuali stati dell’Honduras, di El Salvador, del Nicaragua e della Costa Rica e consideravano i guatemaltechi degli sfruttatori.[5]

Dopo l’elezione di Francisco Morazán a presidente della Federazione del Centro America nel 1830, l’Assemblea Nazionale del Guatemala indisse le elezioni per lo Stato del Guatemala, in cui vinse José Francisco Barrundia. Tuttavia questi non accettò l’elezione in quanto era già impegnato come senatore nell’Assemblea. A questo punto, il 24 agosto 1831 l’Assemblea elesse Mariano Gálvez come Capo di Stato del Guatemala; al suo rifiuto, fu però obbligato dall’Assemblea ad accettare.[2]

Scudo dello Stato del Guatemala nel 1832
Biblioteca Nacional de Guatemala

Dopo la sua elezione Mariano Gálvez ricevette pressioni affinché assumesse l’incarico il più presto possibile e fu investito dalla guida dello Stato con un semplice atto il 28 agosto 1831,[6] e il suo mandato si sarebbe concluso nel 1835. Realizzò riforme radicali in quasi tutti i settori dell’amministrazione governativa. Al termine del suo mandato Gálvez fu rieletto, ma declinò l’incarico. Si tennero allora nuove elezioni in cui risultò nuovamente vincitore e Gálvez assunse il potere, ma non riuscì a terminare il mandato per una rivolta conservatrice contro di lui.

Durante il governo di Mariano Gálvez si adottarono politiche liberali e per la prima volta si mise in pratica la separazione tra la Chiesa e lo stato. Gálvez applicò la censura della corrispondenza, si confiscarono fondi e proprietà. In quanto antagonista dei privilegi del partito conservatore, Gálvez espulse l’arcivescovo Ramón Casaús y Torres e nel 1832, ordinò la soppressione dei tributi alla Chiesa, eliminò gran parte delle festività religiose, autorizzò il matrimonio civile e legalizzò il divorzio. Curiosamente lo stesso Mariano Gálvez aveva una figlia monaca, alla cui vocazione non si oppose e, prima di assumere la presidenza, aveva sempre corrisposto volentieri le decime. Gálvez abolì i privilegi della Chiesa Cattolica non por questioni religiose, ma per ragioni puramente politiche: con meno festività aumentava la produttività e con la soppressione delle decime obbligatorie assicurava maggiori introiti per l’erario pubblico; gli ordini religiosi erano i principali proprietari terrieri, mentre il clero secolare che dipendeva dall’arcivescovo beneficiava delle decime obbligatorie. L’eliminazione dei privilegi colpiva il potere dei suoi avversari politici.[5]

. . . Mariano Gálvez . . .

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