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Rapporto speciale sul Riscaldamento globale di 1,5 °C

Il Rapporto speciale Riscaldamento globale di 1,5 °C (SR 15) è stato presentato l’8 ottobre 2018 alla 48ª sessione dell’IPCC tenuta a Incheon (Corea del Sud),[1] come parte del Sesto Rapporto di valutazione dell’IPCC (AR6).

. . . Rapporto speciale sul Riscaldamento globale di 1,5 °C . . .

Nel dicembre 2015 la XXI Conferenza delle Parti dell’UNFCCC (COP21), conosciuta anche come Accordo di Parigi, aveva incaricato l’IPCC di presentare un rapporto con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 °C rispetto ai livelli preindustriali, cercando di moltiplicare gli sforzi per mantenerlo entro gli 1,5 °C.[2] Il Rapporto è stato redatto da 91 autori e revisori provenienti da 40 paesi, con le citazioni di oltre 6.000 riferimenti scientifici e il contributo di migliaia di esperti e di revisioni da parte dei governi di tutto il mondo.[3]

Il riscaldamento globale aumenterà probabilmente di 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali tra il 2030 e il 2052 se il riscaldamento continuerà ad aumentare al ritmo attuale.[4] Il rapporto SR15 fornisce una sintesi delle ricerche esistenti sull’impatto che un incremento di 1,5 °C avrebbe sul pianeta e delle misure necessarie per limitare il riscaldamento globale.[5] Anche assumendo la piena attuazione dei contributi determinati a livello nazionale (NDC) presentati dalle Parti nell’Accordo di Parigi, le emissioni nette aumenterebbero, rispetto al 2010, di circa 3 °C entro il 2100.[6] Al contrario, limitare il riscaldamento al di sotto o vicino a 1,5 °C richiederebbe di ridurre le emissioni di circa il 45% entro il 2030 e raggiungere lo zero netto entro il 2050; per contenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2 °C le emissioni di CO₂ dovrebbero diminuire del 25% entro il 2030 e del 100% entro il 2075.[7]

Gli scenari che consentirebbero tale riduzione entro il 2050 descrivono una rapida transizione verso la produzione di elettricità attraverso metodi a emissioni inferiori e un aumento dell’uso dell’elettricità invece di altri combustibili in settori come i trasporti.[8] In media, gli scenari descrivono la quota di energia primaria prodotta dalle rinnovabili in aumento al 60%, mentre la quota prodotta dal carbone scende al 5% e il petrolio al 13%. La maggior parte degli scenari descrive un ruolo più ampio per l’energia nucleare e la cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) e un minore utilizzo del gas naturale.[9] Presuppongono inoltre che vengano intraprese contemporaneamente altre misure (come le emissioni da metano, black carbon, protossido di azoto) devono essere ridotte allo stesso modo,[10] la domanda di energia è invariata, ridotta anche del 30% o compensata su una scala senza precedenti di metodi di rimozione dell’anidride carbonica ancora da sviluppare, mentre nuove politiche e ricerche consentono di migliorare l’efficienza nell’agricoltura e nell’industria.

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