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Schwere Panzerabteilung

Con il termine di schwere Panzerabteilung (s.Pz.Abt) (tradotto letteralmente “reparto carri pesanti”) si fa riferimento a una formazione militare, della forza di un battaglione autonomo, istituita dai comandi della Wehrmacht durante la seconda guerra mondiale ed equipaggiata con carri pesanti Panzer VI Tiger I e Panzer VI Tiger II. Istituiti inizialmente con l’obiettivo di farne il nerbo delle divisioni corazzate, con il peggiorare delle sorti della guerra per le forze tedesche vennero via via impiegati come forza d’urto nei contrattacchi alle offensive degli Alleati.

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Die schwarze (i neri): gli equipaggi dei carri pesanti Panzer VI Tiger I dello sPzAbt. 503 discutono animatamente durante la campagna dell’estate 1943 sul fronte orientale

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Nel giugno del 1941 con l’avvio dell’Operazione Barbarossa contro l’Unione Sovietica, le forze corazzate tedesche erano equipaggiate con diversi tipi di carri medi e leggeri: in particolare i carri leggeri Panzer II, utilizzati ormai solamente come ricognitori, e i carri medi Panzer III e Panzer IV.

Furono con tali carri che i tedeschi fronteggiarono i moderni carri sovietici T-34 e KV-1 largamente superiori al Panzer IV sia in termini di protezione che di armamento. L’inferiorità dei loro carri stimolò lo sviluppo da parte dell’industria bellica tedesca di nuove versioni sempre più protette e armate con cannoni a canna lunga dotati di migliori caratteristiche controcarro. La situazione al fronte accelerò anche lo studio di nuovi mezzi destinati a sostituire il Panzer IV, fu in questa situazione che vide la luce il Tiger I.

Una formazione di Tiger I in Russia, nell’inverno del 1943

Sotto la pressione delle esigenze delle truppe, la Henschel e la Porsche presentarono nell’aprile del 1942 i loro prototipi di carri pesanti, entrambi armati con il cannone da 88 mm KwK 36 L/56. Dopo una serie di test venne scelto il progetto della Henschel e iniziò la produzione in serie.

Il nuovo carro, chiamato Panzer VI Tiger I, era come detto armato con il cannone da 88 mm KwK 36 L/56 in grado di perforare circa 100 mm di acciaio a 30° a 1.000 metri di distanza; la corazzatura raggiungeva i 110 mm di spessore sullo scudo del cannone e gli 80 mm lateralmente (torretta e scafo). Le piastre di corazzatura erano poste verticalmente, una concezione obsoleta che non teneva in considerazione le innovazioni di una corazzatura fortemente inclinata caratteristica dei T-34. L’apparato propulsivo consisteva in un motore Maybach HL P45 da 600 cavalli, e la trasmissione, idraulica, permetteva l’inserimento di 8 marce avanti e di 4 indietro. Nonostante il peso elevato (ben 57 t) il Tiger possedeva una buona mobilità, che era però compromessa dalla non elevata affidabilità meccanica e dalla grande difficoltà di recupero dei carri danneggiati o in avaria.

Il Tiger si presentava come un mezzo eccezionale in combattimento, ma lasciava grandemente a desiderare dal punto di vista industriale e logistico, visto il costo, la quantità di materie prime e il numero di ore-uomo necessarie ad assemblarlo. Bisogna tenere conto del fatto che, al contrario delle industrie russe e statunitensi, basate rispettivamente sui cantieri per trattori e su quelli automobilistici, le fabbriche tedesche erano soltanto parzialmente adattate alla produzione seriale secondo il sistema della catena di montaggio.

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