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Santuario dell’Arcella

Il santuario Antoniano dell’Arcella, conosciuto popolarmente come Sant’Antonino, è un luogo di culto cattolico situato all’Arcella, quartiere settentrionale della città di Padova. Al suo interno si conserva la cella dove spirò sant’Antonio il 13 giugno 1231. Sebbene la costruzione sia relativamente recente, il luogo di culto ha origini antiche. Oggi la chiesa, santuario retto dai frati minori conventuali, gode di titolo parrocchiale.

Santuario dell’Arcella

La facciata ed il campanile

Stato  Italia
Regione Veneto
Località Padova
Coordinate

45°25′17.8″N11°53′11.4″E

Religione cattolica di rito romano
Titolare Antonio di Padova
Diocesi Padova
Architetto Eugenio Maestri
Stile architettonico neogotico
Inizio costruzione XII secolo
Completamento 1931
Sito web www.santuarioarcella.it
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La rievocazione del Transito di sant’Antonio, le ultime ora di vita del santo e la morte all’Arcella

Nell’area dell’attuale santuario stava nel XIII secolo un ospizio (o xenodochio) retto da una comunità di monache clarisse fondata, secondo la tradizione, da san Francesco d’Assisi nel 1220 dopo il suo rientro dalla Terra Santa. Questo sorgeva in una zona extraurbana, sulla strada che portava verso Porta Molino.

Quando il 13 giugno 1231sant’Antonio – ospite dal conte Tiso in Camposampiero – si sentì mancare, chiese di essere riportato a Padova dove desiderava morire. Trasportato verso la città su un carro trascinato da buoi, si dovette fermare presso l’ospizio della clarisse: lì fu portato all’interno di una cella dai confratelli che temevano l’accalcarsi della folla devota. Adagiato a terra, ricevette l’estrema unzione. Recitato l’inno O gloriosa Domina e pronunciate le parole Video Dominum meum (Vedo il mio Signore), spirò all’età di 36 anni.

La chiesa di Sant’Antonino nel XVIII secolo

La salma del santo fu poi portata in città, alla chiesa di Santa Maria Mater Domini, dove lui voleva essere sepolto. La cella in cui morì Antonio divenne un luogo di culto frequentatissimo. Nello stesso 1231 morì la clarissa Elena Enselmini e fu sepolta nella chiesetta dello spizio: la tomba della venerata francescana attirò ulteriore numero di devoti presso l’Arcella.
Verso la metà del Duecento il libero comune padovano fece riedificare le strutture. Le clarisse ebbero un cenobio e la cella di sant’Antonio fu inglobata nella nuova chiesa. Questo complesso fu danneggiato in più occasioni e in svariate vicende belliche, trovandosi in prossimità delle mura della città. Le clarisse dell’Arcella si rifugiarono in città più volte, dove fondarono il cenobio e la chiesa di Santa Chiara e poi, nel 1506, costruirono la chiesa della Beata Elena dove fu portato il corpo della Enselmini e un grande convento. La cella di sant’Antonio si salvò dalle distruzione e fu trasformata in capitello. Fu grazie al lascito di Baldassarre Dondi dell’Orologio che, a partire dal 1649, si trasformò il sacro loco in una più dignitosa chiesa di Sant’Antonin che ebbe la preziosa cella posta a presbiterio. Conclusa nel 1675 e affidata alle cure delle clarisse della Beata Elena. Nel 1792 la badessa Elisabetta Speroni diede inizio alla costruzione di un nuovo luogo di culto. Ai lavori partecipò economicamente anche il cardinale Chiaromonti, futuro papa Pio VII.

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